Chi vive in affitto paga spesso più di chi ha un mutuo, e senza costruire un patrimonio. Il Fisco riconosce almeno in parte questo peso con alcune detrazioni dall’Irpef dedicate agli inquilini, che si chiedono con il 730. Molti però non le conoscono, oppure non sanno di averne diritto, e lasciano sul tavolo cifre che per un giovane o una famiglia con reddito basso possono valere fino a 2.000 euro l’anno.
Le detrazioni non sono tutte uguali: cambiano in base all’età, al reddito, al tipo di contratto e al motivo per cui si vive in affitto. Vediamo quali sono nel 2026, chi può chiederle e come non sbagliare nella dichiarazione dei redditi.
La detrazione per i giovani dai 20 ai 31 anni
È la più consistente ed è stata resa strutturale. Spetta ai giovani che hanno tra i 20 e i 31 anni non ancora compiuti alla firma del contratto, con un reddito complessivo non superiore a 15.493,71 euro, che prendono in affitto un’abitazione da destinare a propria residenza, diversa da quella dei genitori. Vale anche per l’affitto di una singola stanza, purché il contratto sia regolarmente registrato.
La detrazione è pari al 20% del canone annuo, con un minimo di 991,60 euro e un massimo di 2.000 euro, e si può chiedere per i primi quattro anni del contratto, finché si mantengono i requisiti. Un giovane che paga 450 euro al mese per una stanza, cioè 5.400 euro all’anno, ottiene una detrazione di 1.080 euro; chi paga 800 euro al mese per un bilocale arriva al tetto di 2.000 euro.
C’è un vantaggio importante per chi ha redditi molto bassi: se la detrazione è più alta dell’Irpef dovuta, la parte che non trova capienza viene riconosciuta come credito, e quindi rimborsata. Per un giovane con un primo lavoro part-time è un aiuto concreto per sostenere l’affitto.
La detrazione per gli studenti universitari fuori sede
Gli studenti iscritti a un corso universitario in una città diversa da quella di residenza possono detrarre il 19% del canone pagato, calcolato su un massimo di 2.633 euro all’anno, quindi fino a circa 500 euro di risparmio. L’università deve trovarsi ad almeno 100 chilometri dal Comune di residenza, che diventano 50 chilometri per chi vive in zone montane o disagiate, e comunque in una provincia diversa. L’alloggio deve essere nel Comune sede dell’università o in uno vicino.
La detrazione vale per i contratti di locazione stipulati secondo la legge, compresi i contratti per studenti universitari, e per quelli con collegi, convitti ed enti per il diritto allo studio. Se lo studente è fiscalmente a carico, a portare in detrazione la spesa è il genitore che la sostiene: è un dettaglio da ricordare quando si compila il 730 di famiglia, perché nella pratica è proprio il genitore a pagare il canone.
Le detrazioni per tutti gli inquilini e per chi si trasferisce per lavoro
Chi non rientra nelle categorie precedenti può comunque contare su una detrazione per l’affitto dell’abitazione principale, più bassa ma accessibile a una platea più ampia. Per i contratti a canone libero vale 300 euro con un reddito fino a 15.493,71 euro e 150 euro fino a 30.987,41 euro. Per i contratti a canone concordato sale a 495,80 euro e 247,90 euro nelle stesse fasce di reddito: un ulteriore motivo per cui il contratto a canone concordato conviene anche all’inquilino.
Esiste poi una detrazione per i lavoratori dipendenti che trasferiscono la residenza per motivi di lavoro in un Comune distante almeno 100 chilometri dal precedente e fuori dalla propria regione. Vale 991,60 euro con reddito fino a 15.493,71 euro e 495,80 euro fino a 30.987,41 euro, e si può chiedere nei primi tre anni dal trasferimento. Chi è stato assunto e riceve dal datore di lavoro un contributo per l’affitto può inoltre beneficiare delle regole sui fringe benefit, ma si tratta di un vantaggio diverso, gestito in busta paga.
Come chiederle e gli errori da evitare
Le detrazioni per i canoni si indicano nel quadro E del 730, nella sezione dedicata alle detrazioni per canoni di locazione, scegliendo il codice corrispondente alla propria situazione. Quella per gli studenti fuori sede si inserisce invece tra gli oneri detraibili al 19%. Le detrazioni per l’abitazione principale, per i giovani e per i lavoratori trasferiti non si sommano tra loro: si sceglie quella più conveniente.
Il requisito che fa saltare più spesso il beneficio è la registrazione del contratto: senza un contratto registrato non si ha diritto a nessuna detrazione, ed è per questo che conviene chiedere sempre al proprietario la ricevuta della registrazione del contratto d’affitto. Altri errori frequenti sono non trasferire la residenza nell’immobile, requisito richiesto per le detrazioni legate all’abitazione principale, e superare per poco la soglia di reddito senza accorgersene. Vanno conservati il contratto, la ricevuta di registrazione e le prove di pagamento dei canoni, possibilmente con bonifico.
FAQ sulle detrazioni per l’affitto
Quanto si può detrarre dell’affitto se si ha meno di 31 anni?
Il 20% del canone annuo, da un minimo di 991,60 a un massimo di 2.000 euro, per i primi quattro anni, con reddito fino a 15.493,71 euro.
La detrazione per i giovani vale anche per una stanza?
Sì, purché il contratto sia registrato e la stanza sia la propria residenza, diversa da quella dei genitori.
Quanto si detrae per uno studente fuori sede?
Il 19% del canone, su un massimo di 2.633 euro all’anno, se l’università è ad almeno 100 chilometri, o 50 nelle zone disagiate.
Le detrazioni per l’affitto si possono sommare?
Le detrazioni per abitazione principale, giovani e lavoratori trasferiti no: si sceglie la più favorevole.
Conclusione
Le detrazioni per l’affitto valgono da poche centinaia fino a 2.000 euro all’anno, e per i redditi più bassi possono trasformarsi in un rimborso vero e proprio. Basta un contratto registrato, la residenza nell’immobile e qualche minuto in più nel compilare il 730. Sono un aiuto concreto per chi ha deciso di affittare casa e non vuole rinunciare a nulla di ciò che gli spetta.












