Hai trovato la casa, hai firmato la proposta, hai consegnato tutti i documenti in banca. E poi arriva la risposta: mutuo non concesso. È una delle situazioni più frustranti per chi compra casa, anche perché spesso la banca non spiega in dettaglio il motivo.
Un rifiuto però non è una condanna. Nella maggior parte dei casi dipende da cause precise, che si possono individuare e, almeno in parte, correggere. Vediamo i motivi più frequenti, come verificare la propria posizione nelle banche dati creditizie e cosa fare per riprovare con più possibilità.
I motivi più comuni di un mutuo rifiutato
Rapporto tra rata e reddito troppo alto
È la causa più frequente. Se la rata supera il 30-35% del reddito netto, considerando anche altri finanziamenti in corso, la banca giudica il mutuo non sostenibile. Per questo, prima di presentare la domanda, conviene sapere quanto mutuo si può chiedere con il proprio stipendio.
Segnalazioni nelle banche dati creditizie
Ritardi nel pagamento di rate di prestiti, finanziamenti o carte di credito vengono registrati nei Sistemi di informazioni creditizie, il più noto dei quali è gestito da CRIF. Anche ritardi modesti, se recenti, pesano molto sulla valutazione.
Troppe richieste di finanziamento
Chi chiede mutui o prestiti a molte banche contemporaneamente lascia traccia di ogni richiesta, e una serie di domande ravvicinate può essere letta come segnale di difficoltà.
Lavoro poco stabile
Contratti a termine, periodi di prova, partite IVA aperte da poco: tutto ciò che rende incerto il reddito futuro riduce le possibilità. Per chi lavora in proprio, ottenere un mutuo con partita IVA richiede in genere almeno due o tre anni di dichiarazioni.
Perizia bassa o immobile irregolare
Se la perizia valuta la casa meno del prezzo, l’importo finanziabile scende. Difformità urbanistiche o catastali possono portare al rifiuto anche quando il cliente è solido.
Età e durata
Molte banche chiedono che il mutuo si estingua entro una certa età, spesso tra i 75 e gli 80 anni. Un richiedente di 55 anni potrà ottenere durate più brevi, quindi rate più alte.
Come controllare la propria posizione in CRIF
Ogni cittadino ha diritto ad accedere gratuitamente ai propri dati nelle banche dati creditizie. Per CRIF si può presentare la richiesta online sul sito della società o per posta, allegando un documento d’identità. Si possono chiedere anche i dati alla Centrale dei rischi della Banca d’Italia, che registra le esposizioni sopra una certa soglia.
Il report mostra i finanziamenti in corso e chiusi, le richieste presentate e gli eventuali ritardi. Se ci sono errori, come un ritardo mai avvenuto o un debito già saldato ancora segnalato, si può chiedere la rettifica alla società e alla banca che ha inviato il dato.
Per quanto tempo restano le segnalazioni
Il codice di condotta dei Sistemi di informazioni creditizie stabilisce tempi massimi di conservazione:
| Tipo di informazione | Tempo di conservazione |
|---|---|
| Richiesta di finanziamento in istruttoria | fino a 6 mesi |
| Richiesta rifiutata o a cui si rinuncia | 1 mese dall’aggiornamento |
| Ritardo di 1-2 rate poi regolarizzato | 12 mesi dalla regolarizzazione |
| Ritardo di 3 o più rate poi regolarizzato | 24 mesi dalla regolarizzazione |
| Debito non regolarizzato | 36 mesi dalla scadenza o dall’ultimo aggiornamento |
| Finanziamenti pagati regolarmente | fino a 36 mesi dalla chiusura (informazioni positive) |
In pratica, chi ha avuto un ritardo e lo ha sanato deve spesso attendere che la segnalazione scada prima di avere buone possibilità. Diffidare di chi promette di “cancellare il CRIF” a pagamento: una segnalazione corretta non si può rimuovere prima del tempo.
Cosa fare dopo un rifiuto
- Chiedere alla banca il motivo: se il rifiuto dipende da una banca dati, la banca deve indicare quale.
- Controllare la propria posizione in CRIF e nella Centrale dei rischi, correggendo eventuali errori.
- Ridurre l’importo richiesto, aumentando l’anticipo o scegliendo una casa più economica.
- Allungare la durata per abbassare la rata, se l’età lo consente.
- Chiudere o ridurre altri debiti prima di ripresentare la domanda.
- Aggiungere un secondo intestatario o un garante.
- Valutare la garanzia Consap, se si rientra nelle categorie prioritarie del mutuo under 36 con Fondo Consap.
- Non moltiplicare le richieste: meglio un preventivo informale e poi una domanda mirata.
Se si è già firmato il compromesso, la presenza della clausola “salvo concessione del mutuo” permette di sciogliersi senza perdere la caparra versata con il compromesso.
FAQ sul mutuo rifiutato
La banca deve spiegare perché rifiuta il mutuo?
Non è obbligata a dare tutti i dettagli, ma se il rifiuto dipende da informazioni di una banca dati deve indicare quale.
Quanto tempo dopo un rifiuto si può riprovare?
Dipende dal motivo. Se è un problema di rata, anche subito con un importo diverso. Se è una segnalazione, conviene attendere che scada.
Una richiesta rifiutata resta in CRIF?
Sì, ma per poco: in genere un mese dall’aggiornamento.
Si può avere un mutuo con una segnalazione in CRIF?
È molto difficile se la segnalazione è recente o il debito non è stato sanato. Con ritardi lievi e regolarizzati, garanzie aggiuntive possono aiutare.
Il CRIF si può cancellare a pagamento?
No, una segnalazione corretta non può essere cancellata prima dei tempi previsti. Si possono correggere solo dati errati.
Conclusione
Un mutuo rifiutato è quasi sempre il segnale di un problema preciso: rata troppo alta, storia creditizia da sistemare o immobile non in regola. Capire la causa, controllare gratuitamente la propria posizione nelle banche dati e ripresentare una domanda più solida è il modo migliore per arrivare al sì della banca.












